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Tribunale di Bologna > Lavoro a progetto
Data: 16/02/2007
Giudice: Dallacasa
Tipo Provvedimento: Sentenza
Numero Provvedimento: 18/07
Parti: S.G. Love / E.N.P.A. – Ente Nazionale Protezione Animali
LAVORO A PROGETTO – LICENZIAMENTO PER NON SUPERAMENTO DEL PERIODO DI PROVA - ACCERTAMENTO RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO


Art. 61-69 D.Lgs. 276/03

Art. 18 L. n. 300/70

LAVORO A PROGETTO – LICENZIAMENTO PER NON SUPERAMENTO DEL PERIODO DI PROVA - ACCERTAMENTO RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO

La vicenda riguardava un giovane lavoratore straniero, assunto dall’E.N.P.A. – Ente Nazionale Protezione Animalicon un contratto di lavoro a progetto della durata di 10 mesi, per svolgere, presso il canile municipale di Bologna, mansioni di “collaborazione con il personale presente alla gestione del canile per quanto inerente le pulizie e l’alimentazione dei cani e dei gatti; collaborazione con le autorità preposte al controllo sanitario; individuazione negli animali presenti nel canile di problematiche di compatibilità con altri della stessa specie”. Nel contratto non veniva specificato il progetto.

Il lavoratore, sin dall’inizio del rapporto, si occupava quotidianamente della pulizia delle gabbie e della distribuzione del cibo agli animali ospitati nel canile .

In coincidenza con la cessazione del contratto di lavoro a progetto, al lavoratore veniva assicurata la regolarizzazione del rapporto di lavoro, ma di fatto ciò non avveniva nonostante la prosecuzione dell’attività lavorativa, e solo successivamente alla scadenza del primo contratto gli veniva fatto firmare un nuovo contratto di assunzione retrodatato che prevedeva il patto di prova.

Il lavoratore proponeva ricorso ex art. 414 c.p.c. per accertamento del rapporto di lavoro subordinato per tutto il periodo in cui egli aveva prestato sevizio, contestando la legittimità del contratto di lavoro a progetto e impugnando il licenziamento per mancato superamento della prova .

Il Giudice del Lavoro di Bologna – accoglieva il ricorso proposto dal lavoratore, dichiarando illegittimo il licenziamento, condannando l’Ente al pagamento delle differenze retributive maturate sin dall’inizio del rapporto e ordinando la reintegra del ricorrente nel posto di lavoro precedentemente occupato ai sensi dell’art. 18 L. 300/70, in mancanza di adeguata allegazione da parte dell’Ente convenuto di elementi che lo rendessero eventualmente inapplicabile.

In particolare, il Giudice, ha accolto il ricorso fondando la propria decisione sull’art. 69 del d.lgs. 276/03, secondo il quale, i rapporti di lavoro che non individuano uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto .

Vale la pena riportare integralmente il cuore della decisione dalla quale si evince che la funzione del requisito dell’indicazione del progetto «non consiste nell’essere esso una griglia selettiva delle attività che possono essere svolte nella forma del contratto a progetto, quanto piuttosto nell’imporre alle parti, e in specie al committente, un onere descrittivo rigoroso . Ciò si desume dal fatto che la legge richiede che il progetto, programma o fase di programma sia “specifico” (art. 69), e anche che esso sia individuato nel “suo contenuto caratterizzante” (art. 62)» .

Secondo il Giudice di primo grado il requisito di forma imposto dalla legge costituisce «una difesa avanzata nei confronti di possibili usi fraudolenti del tipo contrattuale, e costituisce anche il metro di giudizio su cui misurare possibili scostamenti, rilevanti ai fini della trasformazione del rapporto ex art. 69 II comma».




Tribunale di Bologna > Lavoro a progetto
Data: 16/02/2007
Giudice: Dallacasa
Tipo Provvedimento: Sentenza
Numero Provvedimento: 18/07
Parti: Corpo Guardie Giurate Spa / Donato S.
LAVORO A PROGETTO – LICENZIAMENTO PER NON SUPERAMENTO DEL PERIODO DI PROVA - ACCERTAMENTO RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO


Art. 61-69 D.Lgs. 276/03

Art. 18 L. n. 300/70

La vicenda riguardava un giovane lavoratore straniero, assunto dall’E.N.P.A. – Ente Nazionale Protezione Animali – con un contratto di lavoro a progetto della durata di 10 mesi, per svolgere, presso il canile municipale di Bologna, mansioni di “collaborazione con il personale presente alla gestione del canile per quanto inerente le pulizie e l’alimentazione dei cani e dei gatti; collaborazione con le autorità preposte al controllo sanitario; individuazione negli animali presenti nel canile di problematiche di compatibilità con altri della stessa specie”. Nel contratto non veniva specificato il progetto.

Il lavoratore, sin dall’inizio del rapporto, si occupava quotidianamente della pulizia delle gabbie e della distribuzione del cibo agli animali ospitati nel canile .

In coincidenza con la cessazione del contratto di lavoro a progetto, al lavoratore veniva assicurata la regolarizzazione del rapporto di lavoro, ma di fatto ciò non avveniva immediatamente, nonostante la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Solo tempo dopo la scadenza del primo contratto, gli veniva fatto firmare un nuovo contratto di assunzione retrodatato che prevedeva il patto di prova .

Il lavoratore proponeva ricorso ex art. 414 c.p.c. per accertamento del rapporto di lavoro subordinato per tutto il periodo in cui egli aveva prestato sevizio, contestando la legittimità del contratto di lavoro a progetto e impugnando il licenziamento per mancato superamento della prova .

Il Giudice del Lavoro di Bologna – accoglieva il ricorso proposto dal lavoratore, dichiarando illegittimo il licenziamento e condannando l’Ente al pagamento delle differenze retributive maturate sin dall’inizio del rapporto .

Inoltre, in ragione della mancanza di adeguata allegazione da parte dell’Ente convenuto, a cui spettava l’onere di provare le sue reali dimensioni occupazionali, riconosceva l’applicazione della tutela reale ex art. 18 L. 300/70, come modificato dall’art. 1 L. 108/90, ordinando la reintegra del ricorrente nel posto di lavoro precedentemente occupato .

In particolare, il Giudice, ha accolto il ricorso fondando la propria decisione sull’art. 69 del d.lgs. 276/03, secondo il quale, i rapporti di lavoro che non individuano uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto .

Vale la pena riportare integralmente il cuore della decisione dalla quale si evince che la funzione del requisito dell’indicazione del progetto “non consiste nell’essere esso una griglia selettiva delle attività che possono essere svolte nella forma del contratto a progetto, quanto piuttosto nell’imporre alle parti, e in specie al committente, un onere descrittivo rigoroso . Ciò si desume dal fatto che la legge richiede che il progetto, programma o fase di programma sia <specifico> (art. 69), e anche che esso sia individuato nel <suo contenuto caratterizzante> (art. 62)“ .

Secondo il Giudice di primo grado il requisito di forma imposto dalla legge costituisce “una difesa avanzata nei confronti di possibili usi fraudolenti del tipo contrattuale, e costituisce anche il metro di giudizio su cui misurare possibili scostamenti, rilevanti ai fini della trasformazione del rapporto ex art. 69 II comma




Tribunale di Bologna > Lavoro a progetto
Data: 16/02/2007
Giudice: Dallacasa
Tipo Provvedimento: Sentenza
Numero Provvedimento: 18/07
Parti: Corpo Guardie Giurate Spa / Donato S.
LAVORO A PROGETTO – LICENZIAMENTO PER NON SUPERAMENTO DEL PERIODO DI PROVA - ACCERTAMENTO RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO


Art. 61-69 D.Lgs. 276/03

Art. 18 L. n. 300/70

La vicenda riguardava un giovane lavoratore straniero, assunto dall’E.N.P.A. – Ente Nazionale Protezione Animali – con un contratto di lavoro a progetto della durata di 10 mesi, per svolgere, presso il canile municipale di Bologna, mansioni di “collaborazione con il personale presente alla gestione del canile per quanto inerente le pulizie e l’alimentazione dei cani e dei gatti; collaborazione con le autorità preposte al controllo sanitario; individuazione negli animali presenti nel canile di problematiche di compatibilità con altri della stessa specie”. Nel contratto non veniva specificato il progetto.

Il lavoratore, sin dall’inizio del rapporto, si occupava quotidianamente della pulizia delle gabbie e della distribuzione del cibo agli animali ospitati nel canile .

In coincidenza con la cessazione del contratto di lavoro a progetto, al lavoratore veniva assicurata la regolarizzazione del rapporto di lavoro, ma di fatto ciò non avveniva immediatamente, nonostante la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Solo tempo dopo la scadenza del primo contratto, gli veniva fatto firmare un nuovo contratto di assunzione retrodatato che prevedeva il patto di prova .

Il lavoratore proponeva ricorso ex art. 414 c.p.c. per accertamento del rapporto di lavoro subordinato per tutto il periodo in cui egli aveva prestato sevizio, contestando la legittimità del contratto di lavoro a progetto e impugnando il licenziamento per mancato superamento della prova .

Il Giudice del Lavoro di Bologna – accoglieva il ricorso proposto dal lavoratore, dichiarando illegittimo il licenziamento e condannando l’Ente al pagamento delle differenze retributive maturate sin dall’inizio del rapporto .

Inoltre, in ragione della mancanza di adeguata allegazione da parte dell’Ente convenuto, a cui spettava l’onere di provare le sue reali dimensioni occupazionali, riconosceva l’applicazione della tutela reale ex art. 18 L. 300/70, come modificato dall’art. 1 L. 108/90, ordinando la reintegra del ricorrente nel posto di lavoro precedentemente occupato .

In particolare, il Giudice, ha accolto il ricorso fondando la propria decisione sull’art. 69 del d.lgs. 276/03, secondo il quale, i rapporti di lavoro che non individuano uno specifico progetto, programma di lavoro o fase di esso sono considerati rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dalla data di costituzione del rapporto .

Vale la pena riportare integralmente il cuore della decisione dalla quale si evince che la funzione del requisito dell’indicazione del progetto “non consiste nell’essere esso una griglia selettiva delle attività che possono essere svolte nella forma del contratto a progetto, quanto piuttosto nell’imporre alle parti, e in specie al committente, un onere descrittivo rigoroso . Ciò si desume dal fatto che la legge richiede che il progetto, programma o fase di programma sia <specifico> (art. 69), e anche che esso sia individuato nel <suo contenuto caratterizzante> (art. 62)“ .

Secondo il Giudice di primo grado il requisito di forma imposto dalla legge costituisce “una difesa avanzata nei confronti di possibili usi fraudolenti del tipo contrattuale, e costituisce anche il metro di giudizio su cui misurare possibili scostamenti, rilevanti ai fini della trasformazione del rapporto ex art. 69 II comma




Tribunale di Bologna > Lavoro a progetto
Data: 23/03/2010
Giudice: Dallacasa
Tipo Provvedimento: Sentenza
Numero Provvedimento: 202/10
Parti: Carmela D. + 4 / ITALDRAGHE S.P.A.
ACCERTAMENTO LAVORO SUBORDINATO – CONTRATTO DI LAVORO A PROGETTO – MANCANZA DI FORMA SCRITTA - SUSSISTENZA INDICI SUBORDINAZIONE - LICENZIAMENTO ORALE - CONSEGUENZE


Art. 2094 cc

Art. 2721 cc.

art. 61-69 Decreto Legislativo n. 276/03

art. 8 legge 604/66

Un lavoratore agiva in giudizio chiedendo l’accertamento della sussistenza di un ordinario rapporto di lavoro subordinato, deducendo di aver  prestato attività lavorativa consistente nella  demolizione di manufatti e recupero di materiale edile; rilevava che  a seguito della richiesta stragiudiziale di regolarizzazione del rapporto di lavoro l’impresa convenuta,  a mezzo del suo consulente del lavoro, aveva affermato che il rapporto di lavoro era stato denunciato agli enti previdenziali come “contratto di lavoro a progetto”;  chiedeva pertanto il pagamento delle conseguenti differenze retributive   e  l’accertamento della illegittimità del licenziamento orale subito, con applicazione della cd tutela obbligatoria. Si costitutiva l’impresa convenuta, sostenendo che il rapporto  andava inquadrato nello schema del lavoro a progetto ed era stato così  denunciato agli enti previdenziali; rilevava comunque che  il rapporto non era caratterizzato dalla subordinazione e che era cessato per recesso del lavoratore; formulava domanda riconvenzionale in relazione ad un asserito prestito di E 500,00 concesso al lavoratore.

Il Giudice afferma, preliminarmente, che non era stata fornita la prova scritta del contratto di lavoro a progetto, avendo parte convenuta prodotto in giudizio un documento privo della sottoscrizione del lavoratore. Sostiene il Giudice che tale elemento deve ritenersi sussistente, poiché   il ricorrente era addetto a mansioni  che di fatto non lasciavano “alcun margine di autonomia, essendo ripetitivo, vincolato nei modi di svolgimento, caratterizzato dalla applicazione di abilità elementari”; sostiene altresì che era stata fornita la prova dell’esercizio sulla attività del lavoratore di  un controllo diretto (con particolare riguardo agli ordini sulle attività da svolgersi).

Quanto al risarcimento del danno da licenziamento orale, il Giudice adotta le sanzioni proprie della tutela obbligatoria, rilevando che “ le modalità del licenziamento e la irregolarità che ha accompagnato lo svolgimento del rapporto di lavoro giustifica la determinazione del numero di mensilità dovute  in sei”. Il Giudice dichiara infine la infondatezza della domanda riconvenzionale proposta dalla società, in quanto fondata su un appunto prodotto in fotocopia  con a fianco una sigla illeggibile non riconosciuta dal lavoratore; ritiene altresì che la prova per testimoni sul contratto di mutuo non sia ammissibile secondo la regola generale di cui all’art. 2721 cc.